Resistenza al dimagrimento

Ci sono individui che ingrassano anche non mangiando eccessivamente!

In vista delle vacanze estive siamo tutti presi dal recupero del peso forma, ed anche se in molti affrontano diete ipocaloriche, c’è chi dimagrisce facilmente e chi non dimagrisce… perché?

Tanti studi lo hanno dimostrato togliendo le stesse calorie in soggetti diversi, il dimagrimento varia da pochi chili a molti chili.

Parliamo di quelle persone, che se mangiano un biscotto in più al giorno nel giro di 1 anno prendono diversi kg in più, poiché sono portatori del “gene risparmiatore” o “thrifty genotype”.

Le molte ricerche hanno per certi versi chiarito le cause di tale evento, ma hanno reso anche tutto più complesso, intrecciando infiniti fattori: ambientali , genetici, ormonali e comportamentali…
Tuttavia, il fattore che prenderemo in esame è quello contro cui non si può fare molto: quello genetico.

Non dimenticherò mai il racconto di un reduce della seconda guerra mondiale, periodo in cui serviva molto avere quella caratteristica, per cui pur mangiando poco non si dimagriva troppo, un suo superiore si meravigliava e gli diceva sempre scherzando “Caporale lei in che ristorante va a cena la sera?”.

Figuriamoci nei campi di prigionia, cosa poteva significare, sicuramente faceva la differenza fra chi moriva di stenti e chi sopravviveva ad essi.

Si è iniziata a formulare, questa teoria dei geni risparmiatori a partire dagli anni ‘70, essa, affermava semplicemente l’esistenza di geni con una funzione particolare, cioè, far accumulare più adipe, energia di riserva, negli individui che ne erano portatori.

Chiaramente, tale energia veniva utilizzata durante le carestie.
Le dure condizioni ambientali, in cui l’uomo ha vissuto ha sicuramente premiato gli individui che possedevano il “genotipo risparmiatore”, una caratteristica che permetteva ad alcuni individui di mettere via, rispetto ad altri una quantità d’energia di riserva maggiore.
Peraltro, tale caratteristica genetica permettendo di aumentare la vita media veniva trasmessa con più facilità da una generazione all’altra.

Comunque, vorrei chiarire che non esiste un metodo semplice per stabilire se un individuo mangia troppo, oppure, ingrassa per cause genetiche e in ogni caso anche chi ha una componente genetica deve fare di tutto per mangiare meno e muoversi di più.

Oggi con tutto il cibo che abbiamo a disposizione non è una caratteristica apprezzata, ma in diversi periodi storici fece la differenza tra la vita e la morte avere il “gene del risparmio”.

Il nostro patrimonio genetico è determinante per quanto riguarda l’aumento di massa grassa ed il pannicolo adiposo è un vero e proprio organo, che reagisce a stimoli esterni, ossia ambientali, ed interni, ossia genetici.

Perdite di peso eccessive e veloci vanno comunque sempre evitate, perché in tutti noi la componente genetica attiva meccanismi di difesa, quali l’adattamento metabolico.
Infatti, l’adattamento metabolico, ossia, la riduzione del dispendio energetico che avviene in riposta ad un regime restrittivo, sembra essere infatti una condizione di ostacolo al dimagrimento.

 

perdipesosystem.it 

Uomo | Correre contro l’impotenza!

Per gli uomini, notizie rassicuranti: secondo uno studio di recente pubblicato sulla rivista “Urology”, grazie alla costante pratica del jogging — almeno tre chilometri al giorno — possono ridurre del 30 per cento il rischio di impotenza. E la spiegazione la fornisce l’urologo Drogo K.Montagne, responsabile del Center for sexual function, alla Cleveland Clinic Foundation, nonché autore della ricerca: l’esercizio aerobico contrasta la comparsa di malattie dei vasi sanguigni, inclusa la formazione di placche lipidiche a livello delle arterie che, comportandosi come vere e proprie occlusioni, impediscono al flusso sanguigno di irrorare a sufficienza il pene.

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Donna | L’importanza del reggiseno nella corsa

Ragazze e signore, se correte, indossate il reggiseno. Ricercatori dell’Università di Portsmouth, analizzando tridimensionalmente il movimento delle mammelle durante la corsa, hanno rilevato che ogni seno compie spostamenti, in media, di 9 centimetri ad ogni passo compiuto e che, per ogni miglio percorso, il petto rimbalza per circa 135 metri. Se si considera che ogni mammella pesa, mediamente, fra i 200 e 300 grammi, ecco che questi movimenti possono sottoporre a notevole stress la pelle e i tessuti connettivi sottostanti, con conseguenti dolorosi stiramenti e inevitabili, quanto irreversibili, cedimenti antiestetici. I danni si possono in parte evitare — assicura il responsabile della ricerca, Joanne Scurr — adottando il classico reggiseno, che riduce i rischi del 38 per cento. Meglio ancora, il reggiseno di tipo sportivo, con la sigla “shock absorber”, che ridurrebbe i danni addirittura del 78 per cento.

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Fitness | Quanto devi correre per stare bene

Correre per meno 15 chilometri alla settimana, è fatica sprecata: l’attività fisica è troppo blanda per attivare meccanismi di protezione contro l’arteriosclerosi e altre malattie del cuore. Se, però, la distanza percorsa raddoppia - per intenderci: se ci si impegna a correre per un’ora, tre volte la settimana - nel sangue si avvia una piccola rivoluzione: il colesterolo “cattivo” diminuisce a favore di quello buono, la pressione del sangue si abbassa (dopo poche settimane di corsa praticata con regolarità, la pressione si riduce di circa 10 millimetri di mercurio), cala anche la glicemia e, soprattutto, l’accumulo di grassi nelle arterie si arresta. In pratica, arteriosclerosi e rischio d’infarto si riducono. Se poi l’impegno aumenta e la distanza percorsa diventa di circa 75 km alla settimana - ovvero, circa un’ora di corsa ogni giorno - il rischio di disturbi cardiaci e circolatori è addirittura dimezzato. A tali conclusioni sono giunti recenti studi, effettuati dal Center for Healh Promotion and Education di Atlanta. E questi dati, opportunamente incrociati con quelli di precedenti studi, porterebbero, secondo alcuni ricercatori, ad ulteriori calcoli, piuttosto singolari: ogni minuto della vita trascorso correndo ne aggiungerebbe altri tre al tempo che resta da vivere. Altrettanto interessanti sono i risultati di studi effettuati oltreoceano che evidenziano quanto la corsa possa prevenire e combattere in modo efficace l’osteoporosi, la malattia degenerativa che colpisce soprattutto le donne dopo la menopausa, rendendo le loro ossa più deboli e, di conseguenza, maggiormente soggette a fratture. Ebbene, la resistenza delle ossa delle donne che hanno sempre corso risulta, rispetto a quella delle donne sedentarie, maggiore del quaranta per cento. Un valore davvero considerevole. Di fatto, buona parte delle donne affette da osteoporosi da lieve a discreta, sarebbe sana se nella vita avesse sempre praticato la corsa. Allora, con l’arrivo della bella stagione, farebbe bene a tutti - dopo aver consultato il proprio medico per escludere controindicazioni particolari - calzare scarpe adatte e abbigliamento confortevole, per muovere qualche passo in più.

Ma la corsa serve anche a dimagrire? Sì, a patto di sapere che i chili persi correndo possono essere di tre tipi: reali, falsi e, purtroppo, anche pericolosi. Quelli reali, i più difficili da eliminare, sono gli unici costituiti dai grassi in eccesso. In ogni chilometro percorso vengono bruciate circa 70 calorie. Considerando che ciascun grammo di grasso corrisponde a 9 calorie, la perdita reale di peso per ogni chilometro è di soli 7,7 grammi. Poco, in verità. Come mai, allora, dopo un’ora di corsa, specie se la temperatura è elevata, i chili persi possono essere anche due o tre? Si tratta di chili falsi, derivanti dall’acqua persa con il sudore e dalla combustione di un paio di etti dei carboidrati contenuti nei muscoli sotto forma di glicogeno. In tutto, circa 8 etti, che si recuperano immediatamente con un’abbondante bevuta e spesso con un irrefrenabile (e inopportuno) appetito. Per fortuna, se la corsa viene praticata con regolarità - diciamo per un’ora, tre volte la settimana - già dopo un mese il peso corporeo diminuisce, mantenendo questa tendenza. Il desiderato obiettivo viene, infatti, raggiunto grazie all’intervento del cervello, che regola i centri della sazietà e grazie all’aumento di reazioni metaboliche aventi lo scopo, quantomeno in apparenza, di bruciare i grassi superflui. Arriviamo, infine, ai chili pericolosi: sono quelli persi da chi è già esageratamente magro ed è costretto quindi, per riuscire a correre, a bruciare le proteine dei muscoli. Un rischio cui devono prestare attenzione soprattutto gli atleti.

 

 

 

Mabel Bocchi

fonte rubriche corriere della sera

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La fame e le emozioni

È nella sfera dell’emotività, dei ricordi e del piacere riparatore, che nasce una fame falsa e illusoria.

Il cervello invia segnali allo stomaco che si contrae, è la fame, lo stomaco quando è pieno invia a sua volta segnali al cervello, è la sazietà.
Il ritmo fame-sazietà è una sorta di danza, un equilibrio, una comunicazione perfetta e innata a cui è legata la nostra sopravvivenza.

Tuttavia, in alcune persone questo equilibrio è spezzato, è snaturato ed abusato per appagare bisogni diversi dal nutrimento.
L’individuo diventa preda di una voracità che il cibo non placa, una fame slegata dal segnale sia di fame che di sazietà.

Irrazionalmente si cerca , cioè, con il cibo di placare i dispiaceri, di lenire le delusioni,di gestire l’ansia, la preoccupazione e i vuoti affettivi che diventano assenze insopportabili…

Ovviamente, non si può regolare o dominare una funzione o pulsione fisiologica se non siamo in grado di riconoscerla, ma si può abusare della fame mettendola al servizio di complessi problemi emotivi e interpersonali.

Già nel 1959 Stunkard osservò che alcune donne obese volutamente tenute a digiuno, non sentivano la fame in presenza di contrazioni gastriche.
Nel 1968 Schachter condusse esperimenti tesi a dimostrare che l’insieme dei sintomi fisici che il soggetto chiama “fame”si presenta in modo diverso negli obesi…

Questa fame irreale nasce nella corteccia orbito-frontale e nello striato, ossia, quella zona del cervello legata all’emotività e nell’ippocampo nei luoghi, cioè, dei ricordi emotivi.
La fame autentica deriva da un’ altra area del cervello l’ipotalamo laterale.
La fame reale, infatti, causa contrazioni gastriche “il buco allo stomaco”, accompagnato da nervosismo e irritabilità sintomi che si placano mangiando…

Quando si presenta cercate di capire se è realmente fame, ossia, un bisogno fisiologico che si appaga mangiando, se capite che il cibo non placa questa esigenza chiedetevi che tipo di esigenza c’è dietro di essa che tipo di bisogno e emozione che non sapete gestire.
Poi il passo successivo è rispondere a quel bisogno o emozione non con il cibo, ma in modo adeguato, corretto…

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