Girovita | dimagrire con il dott. Fabrizio Duranti

Sport e Salute

Chi pratica sport perde peso più facilmente rispetto ai sedentari!

Dimagrire è importante certamente per motivi estetici, ma soprattutto per risolvere o addirittura evitare di incorrere in una serie di problematiche maggiori che il soprappeso determina.
Infatti il grasso in eccesso favorisce l’instaurarsi dell’arteriosclerosi, disturbi cardiaci, circolatori ed epatici.

Esistono due diverse tipologie della distribuzione del grasso: a mela, cioè localizzato specialmente sull’addome, risultato molto più pericoloso di quello a pera, cioè distribuito sui fianchi e sulle cosce.
Ma, per fortuna, l’adipe dell’addome viene eliminato facilmente con l’attività sportiva.

Si ottiene il dimagrimento quando diminuisce il contenuto di grasso negli adipociti, le cellule di deposito.

L’eliminazione dei grassi avviene attraverso il processo della lipolisi, che viene stimolato all’interno degli adipociti durante l’attività fisica.
Lo sport che per eccellenza è deputato a tale compito è la corsa.

La quota di sedentari, cioè di coloro che non svolgono né uno sport né un’attività fisica è risultata pari al 45%, per un totale di oltre 23 milioni di italiani.

La diminuzione dell’attività fisica, ha un suo ruolo preciso nella comparsa o peggioramento di alcuni stati patologici.

Gli studi e l’evidenza sperimentale dimostrano che almeno in sei situazioni ben precise (malattie cardio-vascolari, ipertensione, obesità, osteoporosi, diabete, depressione), il movimento e una buona forma fisica riducono la possibilità che queste manifestazioni si verifichino.

Malattie cardio vascolari:
E’ dimostrato che praticare con costanza un’attività sportiva, migliori la funzione cardiovascolare e riduca il fattore di rischio per la cardiopatia.

Ipertensione:
E’ provato che le persone sedentarie hanno un rischio aumentato del 35-52 % di sviluppare una forma di ipertensione rispetto a coloro che svolgono costantemente attività fisica.

Obesità:
Le persone che dedicano poco tempo allo sport hanno un rischio maggiore di incorrere in un aumento di peso. L’attività motoria costante consente non solo di mantenere in un intervallo salutare il proprio peso ma anche aumenta la possibilità di successo nei tentativi iniziali o a lungo termine di perdita di peso.

L’osteoporosi.
L’attività fisica può ritardare la perdita di massa ossea nelle donne in menopausa. E nei soggetti più attivi e più in forma è stato riscontrata una massa ossea più consistente.

Il diabete.
I dati segnalano una proporzionalità inversa tra i livelli di attività fisica e il rischio di sviluppare diabete mellito non-insulino indipendente. In particolare negli uomini sovrappeso e nei soggetti maggiormente a rischio.

Contro la depressione.
Certa anche la correlazione tra attività fisica e umore. Adottare uno stile di vita che contempli movimento e attività fisica sembra avere un riscontro positivo contro la depressione e l’ansia, anche a scopo preventivo.

E… gli effetti di una costante attività fisica sono molteplici, tanto fisici quanto psichici.
Bruciare calorie, non significa solo “bruciare energia fisica”, ma anche far circolare “energia mentale” per affrontare meglio il lavoro e la vita quotidiana.

La salute mentale:
per esempio, si dorme meglio e di più e la sensazione di benessere e di relax aiuta a curare alcune forme lievi di depressione e a canalizzare l’aggressività, favorendo l’autocontrollo e il riconoscimento dei propri limiti.

Si liberiano endorfine:
ormoni che ci aiutano a controllate lo stress e l’ansia, migliorando la sensazione generale di benessere.

Nel sociale:
praticare uno sport di gruppo o con amici crea un vincolo affettivo e predispone al lavoro in team in azienda o a scuola.

Conoscere se stessi:
il miglioramento della propria forma fisica ci procura maggiore autostima e una visione migliore di noi stessi e del mondo.

E… l’alimentazione?

Quando si pratica un attività sportiva è di fondamentale importanza adottare una corretta alimentazione.

L’alimentazione è alla base del successo nel caso in cui l’obiettivo sia rappresentato dal dimagrimento o dalla costruzione di massa muscolare.
Ma ciò che più di ogni altra finalità dovrebbe cogliere la giusta attenzione da parte degli “addetti ai lavori”, è che l’alimentazione rappresenta la colonna portante su cui si basa la salute, la longevità e la qualità della vita.

La scelta del giusto combustibile, che funge allo stesso tempo da motore energetico, ma anche da riparatore di tessuti, è il risultato della distribuzione equilibrata e mirata di grassi, zuccheri e proteine.
In effetti la scelta del combustibile (o con terminologia biologica, del substrato) è effettuata autonomamente dalle cellule muscolari in base al tipo di attività sportiva e alla disponibilità del substrato stesso (grassi, zuccheri e proteine).

Per concludere, una dieta ottimale deve poter fornire tutti i componenti necessari a coprire il fabbisogno energetico.

In tutto ciò è logico che se oltre al valore morale, desideriamo ottimizzare le componenti funzionali ed estetiche che lo sport ci dona, dobbiamo essere consapevoli che prima di intraprendere un’ attività sportiva bisogna rivolgersi a persone competenti e qualificate che possano aiutarci ad individuare il regime alimentare ideale e che soprattutto non metta a repentaglio la nostra salute fisica e mentale.

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Attività fisica moderata per dimagrire

Fondamentale, per dimagrire è cambiare prospettiva quando la dieta non basta o non si sopporta e per la palestra non si ha tempo ed entusiasmo.
Fondamentale è anche chiedersi se serve realmente diventare patiti del fitness e passare ore in palestra o a correre per perdere peso?

In realtà, molti studi randomizzati hanno dimostrato che l’esercizio fisico d’intensità moderata, con più sessioni brevi di pochi minuti durante il giorno, è efficace per dimagrire nello stesso modo di 30 minuti di corsa o palestra.

Dunque, l’attività fisica moderata è la chiave di volta per avere risultati reali e duraturi in fatto di dimagrimento, soprattutto se non si è sportivi e non si ha tempo.
Inoltre, si può integrare questo sistema a corsi in palestra, piscina i quali essendo praticati due volte a settimana non sono molto efficaci al fine del dimagrimento, poiché è solo la quotidianità a dare risultati ottimali e veloci.

Cosa s’intende con attività fisica moderata?
In sintesi, è qualunque tipo di attività fisica con cui il corpo si muove, ma requisito essenziale è l’intensità moderata, ossia, non importa che tipo di attività, ma come lo fate poiché l’intensità è la chiave del dimagrimento.
Dovete sentire un po’ di fatica, ma essere in grado di andare avanti per almeno 30 minuti oppure sentirvi impegnati ma essere in grado di conversare serenamente senza affanno.
Si parla uno sforzo fisico, ma non cosi intenso da togliere il fiato o costringervi a fermarvi dopo pochi minuti.

Parliamo di attività come:
camminata veloce in casa durante una pubblicità televisiva oppure quando si aspettano i figli in palestra o piscina, camminare sulla spiaggia, tagliare l’erba, pulire i vetri, salire e scendere le scale, ballare…
Attività semplici quotidiane portate avanti per qualche minuto dai due hai 30 in modo continuo e con intensità moderata fino ad accumulare sommando pochi minuti di camminata, pochi minuti di pulizia della casa o di giardinaggio.
Chiaramente questa attività moderata va svolta per almeno 30 minuti cumulabili per 5 giorni a settimana.
L’obiettivo di tale strategia è far capire alle persone che l’esercizio fisico ed una vita attiva non necessariamente vanno visti come sport e palestra.

Vedere l’esercizio fisico come qualcosa di diverso da grandi sforzi e impegni importanti, che richiedono molto tempo, è fondamentale e rende il dimagrimento efficace.
Inoltre, tale strategia è utile per evitare diete drastiche e difficili da sopportare, sfruttando qualche minuto nell’arco della giornata rubato ai vari impegni.

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Terapie termali: thermalcare.it

Dolore, limitazione funzionale, rigidità articolare, soprattutto al risveglio, sono tratti comuni di un’articolazione artrosica.

Contro i dolori Osteoarticolari:

Presentiamo una nuova terapia Naturale senza alcun effetto collaterale, convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale

Il fango maturo, non semplice argilla

La metodologia ThermalCare:

Il processo di maturazione avviene in speciali vasche: per un periodo di 2-3 mesi l’acqua termale scorre attraverso l’argilla ad una temperatura di circa 87 gradi centigradi, costantemente esposta alla luce solare.

In questa fase l’Argilla modifica le sue caratteristiche chimiche e fisiche, con il conseguente sviluppo di microalghe e l’aumento sia della sua plasticità che dell’indice di ritenzione del calore.

Lo stress termico favorisce lo sviluppo di micro organismi – Le Diatomee, le quali producono principi terapeutici ad azione Antinfiammatoria ed Analgesica.

Il Fango Maturo viene uniformemente distribuito sulla superficie cutanea delle regioni interessate alla temperatura di circa 40°C

A livello locale si assiste ad una intensa vasodilatazione cutanea e ad un progressivo rilassamento muscolare.

A livello generale lo stress termico agisce mediante la liberazione di ormoni – il cortisolo e le endorfine – con azione antinfiammatoria ed analgesica.
I benefici a breve termine, presenti cioè già a fine ciclo terapeutico, sono di tipo antalgico, miorilassante ed antinfiammatorio, con conseguente stimolazione e miglioramento delle strutture articolari e periarticolari.
Gli effetti a lungo termine invece, ovvero nel corso dei mesi seguenti la cura, sono relativi alla prevenzione delle riacutizzazioni ed al rallentamento della progressione della forma degenerativa trattata, in genere l’artrosi.

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E tu di che peso sei?

Il peso parla di noi, del nostro patrimonio genetico, della vita che conduciamo, del rapporto che abbiamo con il cibo e della nostra cultura alimentare.

Abbiamo acquisito l’abitudine a confrontarci con indici, tabelle e calcoli matematici, che spesso appiattiscono tutti noi su dati standard che non hanno rispetto per la nostra individualità.
Attualmente si considera in sovrappeso un individuo con un BMI che ha un valore che va da 25 a 29 e obeso un individuo con BMI superiore a 30.
Prima del giugno del 1998 il Centro Nazionale di Statistiche Sanitarie degli Stati Uniti fissava la linea del sovrappeso a 27 per le donne e 28 per gli uomini.
Sono istituti di ricerca, strutture sanitarie, mezzi di comunicazione e riviste di moda a dettare dall’esterno il giusto peso di anno in anno, di scoperta in scoperta e di novità in novità.

Inoltre, andrebbe chiarito che il calcolo del BMI si ottiene in un solo modo divedendo il proprio peso con la propria altezza espressa in metri al quadrato.
Passiamo anni a scontrarci e a confrontarci con standard che non rispettano noi e la nostra natura, salendo sulla bilancia andiamo a rilevare un indice tanto grossolano quanto irrispettoso della nostra naturale fisiologia.

Ognuno di noi ha la propria struttura scheletrica, che subisce variazioni nel tempo in base a molteplici fattori.
Generalmente tale struttura è rilevata mettendo in relazione il diametro del polso con l’altezza e può indicare una struttura scheletrica esile, normale o robusta, tale dato prima di considerare quanto l’individuo deve pesare va assolutamente tenuto in grande considerazione.
Inoltre, se un individuo ha per anni avuto un certo sovrappeso, dovrà considerare che la sua struttura scheletrica si è irrobustita per supportare tale sovrappeso.

Un individuo con molta massa muscolare potrebbe risultare, utilizzando tabelle standard, in sovrappeso per non avendo un filo di grasso e viceversa uno all’apparenza magro avere una percentuale di grasso corporeo eccessiva.
Infine, ruolo molto molto importante ha la genetica e di sicuro essa viene tenuta in considerazione da tanta matematica.

Crediamo che in base alle propria esperienza e all’adozione di uno stile di vita ragionevole ognuno di noi può capire qual è il proprio peso di riferimento, anche se non proprio ricalca indici standard ma solo la propria esperienza e le proprie sensazioni di benessere.

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Scopri la dieta che funziona!

Sicuramente la dieta che funziona non è ricca di fascino e non entusiasma perché non concede tutto e subito, perché non è l’esecuzione superficiale di un testo scritto.

La dieta che funziona è quella che si basa su delle precise idee riguardanti il comportamento che dovrebbero essere chiare fin dall’inizio.
Anzitutto, bisogna avere ben chiaro in mente che una dieta ipocalorica non cambia il metabolismo.
Ognuno di noi in base all’età, alla superficie corporea, al peso, all’attività fisica consuma quotidianamente una precisa quantità di calorie.
Tale quantità una volta finita la dieta dovrà sempre essere tenuta presente, anche se per mantenere il peso si può mangiare di più di quando lo si deve perdere.

Generalmente, durante la dieta dimagrante si pensa con impazienza al periodo in cui finirà e saremo di nuovo liberi. Si sopportano per periodi brevi tante privazioni, tante rinunce e frustrazioni pensando che poi finirà.
Questa non è la dieta che funziona, ma quella dello yo-yo che ci farà aumentare di peso quando finisce sempre di più, persino fino all’obesità in alcuni casi.

Quella che funziona, invece, non sarà mai rigida e prevederà delle trasgressioni con dolci o pizza o altro almeno una volta alla settimana, sarà soft e dolce basata sulla cura di ciò che si mangia e non sulla sua drastica riduzione.

Più un sistema di dimagrimento è breve e veloce, tanto più breve e veloce sarà il tempo in cui riprenderemo il peso.

La dieta che funziona inizia con una riflessione importante:
A causa di quale comportamento sono ingrassato?
Quante calorie al giorno, più o meno, dovrei consumare per mantenere e diminuire di peso?

Prosegue poi con l’acquisizione di informazioni sul corretto stile di vita e sul mangiare, capendo che principi e che regole ci sono dietro una dieta corretta.
Infine, parte importante del lavoro è perdere peso capendo come si mangia e come si mantiene poi il peso, tutto ciò senza fretta.

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Come combattere la cellulite

La cellulite è un diffusissimo problema che colpisce un gran numero di donne, le giovani come le mature, le grasse come le magre.
Spesso presenta un carattere familiare e compare generalmente dopo la pubertà, con accentuazione e recrudescenza durante la gravidanza e la menopausa. Interessa principalmente cosce, glutei, ginocchia, caviglie; più raramente, addome e arti superiori.

Come e perché si manifesta la cellulite?
Innanzitutto, bisogna precisare che il termine cellulite, nonostante il suffisso “ite”, che designa solitamente le infiammazioni, non è un’infiammazione. Essa può essere definita un’alterazione non infiammatoria del tessuto cellulare sottocutaneo.
La causa di questa alterazione va ricercata a livello cellulare, nel processo di scambio tra gli adipociti e il resto dell’organismo che avviene grazie alla rete capillare che circonda le cellule dell’ipoderma. Grazie a questa sottilissima parete di capillari e cellule è possibile lo scambio di scorie e C02 con nutrienti e ossigeno; bastano però lievi squilibri per rallentare questo scambio e compromettere l’intero processo.

Il primo stadio della cellulite ha la sua origine proprio in questi micro-squilibri: le cellule e i capillari, infatti, per compensare la ridotta disponibilità di ossigeno possono reagire aumentando in modo abnorme la permeabilità della propria membrana, che diventa così più sottile e più fragile. A causa di piccolissimi traumi questa si può rompere, provocando la fuoriuscita di grasso che va a infiltrarsi in aree sempre più estese del lobulo adiposo, dando origine al fenomeno della cellulite.

A questo punto, per risanare la situazione, bisognerebbe intervenire in modo da favorire il riassorbimento del grasso: questo sarebbe possibile eliminando le cause che hanno provocato il rallentamento del flusso sanguigno. Se ciò non avviene, l’organismo reagisce isolando le zone in cui è stata alterata la struttura delle cellule dei lobuli, dando origine al secondo stadio della cellulite. In questa fase avviene la produzione di nuove fibre di collagene che hanno il compito di incapsulare le zone colpite.

Il terzo stadio è caratterizzato dalla formazione di noduli che diventano sempre più grandi e dolenti al tatto e, nei casi più gravi, si può raggiungere addirittura il quarto stadio, con un peggioramento di questi sintomi, aggravati da segni di insufficienza circolatoria (che risultano accentuati in caso di sovrappeso).

Come combattere questo problema?
Innanzitutto, è bene rivolgersi ad un medico, che farà un’accurata anamnesi e prescriverà opportuni esami del sangue (glicemia, uricemia, colesterolemia…): questo servirà ad individuare precisamente dove è avvenuta l’alterazione dell’equilibrio cellulare. Solo così il nutrizionista potrà consigliare un regime alimentare mirato.

Possono comunque essere consigliate alcune regole generali da seguire: in linea di massima, una dieta anticellulite deve essere leggermente ipocalorica. Essa deve inoltre risultare varia e ben equilibrata nei suoi nutrienti: spesso, infatti, sono i piccoli errori quotidiani che aggravano lo stato della cellulite.

Alcuni accorgimenti che possono essere seguiti sono:

  • suddividere l’alimentazione giornaliera in 4-5 pasti
  • consumare più verdure, che saziano e sono poco caloriche
  • optare per cotture semplici (vapore, griglia)
  • evitare di salare molto
  • consumare frutta ricca di vitamina C e sostanze antiossidanti
  • bere molta acqua non gasata, che aiuta ad eliminare attraverso le urine i liquidi trattenuti dai tessuti
  • evitare cibi molto salati, salumi, formaggi grassi e fermentati, fritti, scatolame, bevande dolcificate, succhi di frutta con sciroppo, alcolici, cioccolato, caffè, the forte
  • non fumare
  • svolgere attività fisica (camminare, nuotare, fare ginnastica).

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Il caldo nemico delle gambe – rimedi

Per gambe più snelle e toniche ecco dei piccoli e semplici esercizi da fare tutte le sere che aiutano a migliorare la circolazione sanguinea e la cellulite di conseguenza.

Primo esercizio: stando in piedi con le gambe unite e dritte fare dei piccoli saltelli per una decina di minuti, si bruceranno meglio le calorie e si tonificheranno cosce e polpacci.

La Vite rossa (Vitis vinifera) e le foglie della vite da vino sono particolarmente importanti per la presenza di flavonoidi di diverso tipo, nonché di tannini antocianici, in grado di esplicare un’azione vitaminica P.

Questa ricchezza di principi attivi, in presenza sinergica, nelle foglie della vite, permette di poter pensare a questa pianta come ad un valido rimedio per tutti i problemi di circolazione venosa e capillare; dalle gambe pesanti delle persone costrette a rimanere parecchie ore di seguito in piedi, alle emorroidi, fino alle diverse manifestazioni della fragilità capillare: come la “couperose” del viso, le arborizzazioni e la facilità alla formazione di ematomi sulle gambe.

La vite rossa è usata come coadiuvante per la stanchezza alle gambe e le gambe pesanti; le varici e le emorroidi; la “couperose” e la fragilità capillare alle gambe.

Il Mirtillo Nero (Vaccinium myrtillus), o meglio le bacche del mirtillo nero, contegono gli antocianosidi, preziosi principi attivi costanti oggetto di studio, dei quali finora sono stati isolati ben 15 tipi diversi; i più importanti sono i glicosidi di delfinidina, cianidina, petunidina e malvidina.

Gli antocianosidi rinforzano il tessuto connettivo che sostiene i vasi sanguigni, migliorandone così l’elasticità, hanno azione antiemorragica e di protezione dei danni da radicali liberi e da eccesso di lipidi nel sangue: ne conseguono effetti di aumento della tonicità delle vene, diminuzione della permeabilità capillare e prevenzione delle microemorragie, particolarmente pericolose a livello dell’irrorazione della retina.

L’altra importante funzione di queste molecole è quella di intervenire sui meccanismi della visione: esse sono in grado di aumentare la velocità di rigenerazione della porpora retinica, con effetto di miglioramento della capacità visiva, specie notturna.

Le bacche del Mirtillo Nero sono quindi validi coadiuvanti per problemi di circolazione venosa, di teleangectasie (dilatazioni dei vasi cutanei, evidenti soprattutto a livello degli inferiori, denominate impropriamente “capillari”), couperose ed emorroidi, anche per chi ne soffre in gravidanza o dopo il parto e nella prevenzione e trattamento dei disturbi della vista di qualsiasi origine.

Il mirtillo nero è impiegato come coadiuvante per il miglioramento delle capacità visive, miopia e retinopatie anche di origine diabetica, fragilità capillare, teleangectasie, couperose, emorroidi, insufficienze venose.

Il Mirtillo Rosso (Vaccinium vitis idaea) trova un crescente impiego sia in farmacologia ed in cosmetica. La arbutina presente nelle bacche svolge la sua azione diuretica e disinfettante in tutte le infezioni delle vie urinarie (cistiti, uretriti, ecc.).

L’arbutina metabolizzata ed eliminata dai reni libera idrochinone, che svolge una spiccata azione disinfettante e astringente.

Difficili sono da sintetizzare le proprietà farmacologiche delle bacche: si pensi che soltanto antocianine (flavonoidi) sono conosciute più di cinquecento varietà! I principi attivi del mirtillo hanno evidenziato:

- effetti antiradicalici;
- azione regolarizzante la pressione arteriosa;
- azione antinfiammatoria (con varimeccanismi farmacologici);
- inibizione della lipoperossidazione;
- rigenerazione della porpora retinica;
- protezione del microcircolo (effetti capillaroprotettivi).

Il mirtillo rosso è usato come coadiuvante per le infezioni delle vie urinarie e della prostata e le cistiti acute e croniche; la protezione del microcircolo sanguigno.

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