Le 7 regole del jogging - correre per dimagrire

La corsa è un allenamento adatto un pò a tutti utile per dimagrire e per rassodare cosce, gambe, glutei e anche i fianchi. Fare jogging è una delle attività fisiche più naturali e spontanee, correre aiuta a raggiungere il benessere e la forma fisica oltre che a dimagrire, ma anche la corsa ha le sue regole. Ecco le REGOLE base per dimagrire correndo:
1- CORRERE A DIGIUNO AIUTA A DIMAGRIRE
Si ottengono ottimi risultati correndo a digiuno, consentita solo l’ acqua. Fare jogging a digiuno è infatti utile per migliorare la potenza lipidica: ovvero la capacità dell’ organismo nel consumare più grassi possibili nell’ unità di tempo. Quindi correre a digiuno aiuta a dimagrire: la carenza di zuccheri fa si che durante la corsa l’ organismo utilizzi come combustibile soprattutto i grassi. Questa regola può anche essere applicata gradualmente iniziando ad eliminare qualche alimento dalla colazione (se ci si allena di mattina) o dalla merenda (se ci si allena di sera). Altro consiglio: non abbuffarsi subito dopo l’ allenamento di jogging con la colazione o con la merenda, ma aspettare almeno un’ ora prima di mangiare.
2- CORRERE PER UN TEMPO MASSIMO DI 40 MINUTI AD ALLENAMENTO
Dimagrire significa perdere grasso, è consigliato fare jogging per un tempo massimo di 40 minuti ad allenamento.

3- ALTERNARE CORSA E CAMMINATA VELOCE
Nell’ allenamento con il jogging una delle regole fondamentali è ascoltare il proprio corpo e non strafare: soprattutto per chi inizia a correre ed è fuori allenamento, è bene alternare corsa lenta e camminata veloce nei 40 minuti di allenamento, questo serve ad evitare eventuali crampi muscolari che possono costringere al riposo “forzato” nei giorni successivi. Anche la camminata veloce è utile per dimagrire e per rassodare cosce, gambe e glutei. Mano a mano che si acquista più resistenza e fiato, si aumenterà il tempo della corsa e si ridurrà il tempo della camminata veloce.
4- CORRERE A GIORNI ALTERNI (3-4 GIORNI ALLA SETTIMANA)
Per un buon allenamento con il jogging è necessaria la continuità: per ottenere dei buoni risultati sia in termini di dimagrimento sia in termini di aumento del fiato e della resistenza fisica, è bene correre un giorno sì ed un giorno no per 3-4 volte alla settimana. Correre un solo giorno alla settimana non fa dimagrire. Più tempo passa tra un allenamento di jogging e l’ altro, minori sono i risultati sul dimagrimento e sulla resistenza. Questa regola è anche detta “alternanza di carico e riposo”: alternare le sedute di corsa, un giorno di corsa e uno di riposo.
5- EVITARE DI CORRERE A VELOCITA’ TROPPO ELEVATE
Se si corre in modo troppo sostenuto (corsa veoce), il nostro organismo consuma molti zuccheri e rischia di trovarsi senza zuccheri (carburante principale) durante l’ allenamneto di jogging. Per consumare più grassi e dimagrire si deve effettuare una corsa media.
6- VARIARE IL RITMO E L’ INTENSITA’ DELLA CORSA
Una corsa lenta di 120-180 minuti fa senza dubbio dimagrire, ma i 40 minuti di allenamento possono essere ottimizzati variando il ritmo della corsa: si corre per meno tempo ma si fa più fatica. Infatti, chi corre in collina perde più grasso rispetto a chi corre in pianura a parità di andatura. Chi pratica jogging in pianura deve quindi variare l’ intensità della corsa. Chi ha solo camminato, deve alternare la camminata veloce con tratti di corsa lenta; chi ha corso lentamente deve inserire tratti di corsa media aumentando la sensazione di fatica con un respiro e una frequenza cardiaca più elevata. Per queto si consiglia l’ uso del Cardio Frequenzimetro durante l’ allenamento con il jogging.
7- AUMENTARE IL RITMO DELLA CORSA E L’ INTENSITA’ DELLO SFORZO
Mano a mano che si pratica jogging, aumentano fiato e resistenza, è quindi importante valutare, settimana dopo settimana, come migliora la nostra condizione fisica. Chi si allena 3-4 giorni alla settimana, dopo un mese correrà a una velocità più elevata per consumare più grassi, se continuerà a correre alle stesse velocità difficilmente consumerà grassi, e il dimagrimento, o qualsiasi altro obiettivo, sarà più difficile da raggiungere. Bisogna quindi aumentare l’ intensità dello sforzo: mano che non si fa più fatica a un determinato ritmo di corsa, bisogna aumentarlo. In questo modo, sempre nei 40 minuti di allenamento, si correrà più velocemente e si percorrerà una distanza più lunga con un maggiore sforzo fisico.

fonte www.iobenessereblog.it

Quali alimenti migliorano le funzioni del corpo

Alcuni popoli dell’Africa centrale si curano utilizzando i frutti del baobab, definendoli un pronto soccorso in miniatura, essi contengono molti micro e macronutrienti, ma soprattutto prebiotici, ossia, fibre che nutrono batteri benefici presenti nel nostro organismo.

Più di un secolo fa dei contadini bulgari particolarmente sani e longevi, attirarono l’attenzione del Dr. Metchnikoff, un importante ricercatore russo, che alla fine del suo studio attribuì tanto benessere all’alimentazione da essi seguita per decenni.
Grazie a Metchnikoff il rapporto tra obesità e flora intestinale, probiotici e malattie infiammatorie intestinali è stato negli ultimi anni al centro di diverse ricerche scientifiche e discussioni importanti.

Studiando, dunque, lo stato di salute ed il benessere, legato all’alimentazione, si è visto che non tutti i cibi sono uguali.
Infatti, ci sono alimenti che oltre a nutrire migliorano, incrementandole, alcune funzioni del nostro organismo.
Tali alimenti sono cibi comunissimi presenti nelle nostre case con azione mirata sulle funzioni del corpo e la salute. Potenziano le difese immunitarie, la funzionalità intestinale e favoriscono i processi metabolici. Contengono bioflavonodi, phytochemicals e batteri benefici o microorganismi vivi detti probioti, le sostanze che li nutrono dette prebiotici e l’unione di probiotici e prebiotici detti simbiotici.
I vari tipi di latte fermentato e lo yogurt sono gli alimenti che migliorano la salute dell’intestino e il sistema immunitario, mentre alimenti come asparagi, carote, carciofi, patate, barbabietole, radici della cicoria, aglio e banane contengono fibre alimentari solubili che nutrono i batteri probiotici benefici per il nostro corpo.
Infine, i phytochemicals sono in grado di agire in modo da influenzare molte funzioni fisiologiche, anche se non nutrono, prevenendo non poche malattie legate al metabolismo. Parliamo di isotiocinati e indoli contenuti in cavoli, broccoli, verza, cavolfiori, di disolfuro e allile contenuti in cipolla e aglio, di flavonoidi di cui è ricca la soja e infine, di polifenoli di cui è ricca tutta la frutta e la verdura in generale.

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Conteggio delle calorie: metodo impreciso!

Tutti noi ci siamo abituati a leggere sulle confezioni degli alimenti le tabelle nutrizionali, interessati alle calorie contenute in ciò che mangiamo, ma serve veramente tener conto delle calorie per controllare il nostro peso? Sulla rivista inglese New Scientist si parla dell’imprecisione di tale metodo e si stima che il suo margine di errore è di circa il 25%.

La caloria è la quantità di calore necessaria per innalzare di un grado centigrado la temperatura di un chilo di acqua. Essa, è usata per misurare l’energia contenuta in una certa quantità di un determinato cibo e per misurare il dispendio energetico del corpo umano in ogni attività che compie. Tale unità di misura, fu messa a punto dal chimico americano Atwater alla fine dell’800 ed è ancora oggi tenuta in grande considerazione per formulare diete ipocaloriche e stabilire il dispendio energetico di ognuno di noi. Tuttavia, spesso accade che non si ottengano i risultati attesi basandosi su calcoli e conteggi calorici.

Tali calcoli grossolani e imprecisi non tengono in considerazioni le molteplici variabili individuali, ossia, l’unicità di ognuno di noi e neppure la consistenza, la composizione e la cottura dei cibi, diventando molto imprecisi e frustranti per chi vorrebbe perdere peso.

La presenza di fibre in un alimento o la sua associazione ad altri alimenti con fibre ne cambia totalmente il conteggio calorico. Le fibre che non vengono digerite ed assimilate dall’organismo e fanno assimilare meno anche gli altri nutrienti.
Ad esempio diventa fondamentale la consistenza di un cibo quelli morbidi che richiedono poca masticazione e sono facili da digerire come le creme, i budini e le mousse vengono assimilate totalmente. Invece, alimenti che richiedono un lavoro di masticazione, ricchi di fibre e che impegnano l’apparato digerente creando un dispendio energetico alla fine comportano una minore assimilazione di calorie.

Inoltre, la cottura muta il conteggio calorico. Infatti, alcuni alimenti proteici, come la carne se molto cotti aumentano le calorie poiché le proteine diventano più digeribili e gli enzimi riescono a smontarle con più facilità, evitando un dispendio di energia che serve invece per digerire ed assimilare carne poco cotta. La temperatura elevata, poi, è in grado di far triplicare il contenuto calorico di alcuni alimenti.
Infine, non di minore importanza è l’aspetto psicologico che rende frustrante e innaturale il rapporto con il cibo e il dimagrimento, se ci si concentra sul calcolo calorico.

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Dimagrire idratando

Ci si dimentica spesso di bere un litro e mezzo di acqua al giorno, invece, raramente ci si dimentica di mangiare. Si mangia in eccesso e si beve poco.
Sempre più lontani dai nostri bisogni fisiologici diamo per scontato che le sensazioni date da fame e sete siano nettamente distinte.
In realtà, un bravo nutrizionista mette in guardia il paziente su un’effettiva difficoltà nel distinguere i due bisogni. Questo è, inoltre, il motivo per cui molti esperti del dimagrimento consigliano di bere un bicchiere d’acqua prima di fare un pasto o uno spuntino.
Il segnale di fame, peraltro, se è reale non scompare se non si mangia.
La sete, invece, spesso trascurata spinge molti alla ricerca di cibo di cui il corpo non ha bisogno, minando in tal modo l’equilibrio fame-sazietà.
Oggi ci sono diversi fattori fisici e legati allo stile di vita che rendono più difficile mantenere un adeguato equilibrio dei fluidi e possono dar luogo a forme croniche di disidratazione.
Questi includono: insoddisfazione per il sapore dell’acqua, consumo di diuretici naturali come caffeina e alcol e condizioni ambientali.
Entrambi i segnali partono dall’ipotalamo ma non solo, infatti, la sete è legata anche a sintomi locali, come lo stato di secchezza della mucosa orale e faringea.
Tuttavia, tra ciò che inibisce o smorza lo stimolo della sete, vi è anche la dilatazione della parete gastrica. Tale meccanismo, impedisce che avvenga una diminuzione eccessiva dell’osmolarità, dovuta ad un’ esagerata assunzione di liquidi.
Tale motivo contribuisce anche a spegnere la sete mangiando e crea confusione tra i due segnali.
Secondo l’American Dietetic Association l’adulto medio perde circa un litro e mezzo di acqua al giorno.
Questo deve essere reintegrato per mantenere l’equilibrio idrico del corpo.
Quanti di noi bevono litro e mezzo di acqua al giorno?
Può essere utile porsi alcune di queste domande fondamentali prima del pasto successivo per aiutarti a distinguere meglio la fame e la sete:
- Quando è stata l’ultima volta che ho mangiato? Se si tratta di meno di tre ore, non può essere la fame vera potrebbe essere sete.
- Quando è stata l’ultima volta che ho bevuto un po’ d’acqua? La fonte migliore per idratare il tuo corpo è solo acqua.
- Scegli succhi di frutta, latte, la caffeina del caffè o del tè come fonti secondarie d’idratazione.
- Se non sei sicuro, aspetta venti minuti la fame reale non scompare.

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Cos’è la sindome premestruale e cosa si può fare per stare meglio

La sindrome premestruale è un insieme di sintomi che colpisce molte donne nella settimana precedente le mestruazioni e che può essere molto debilitante. Nella guida video la psicologa Laura Veneroni ( https://sites.google.com/site/laurave… ) presenta chiare informazioni sull’argomento. Per approfondimenti: http://www.scribd.com/doc/17275808/Co…
Realizzazione tecnica di Alessandro Trapuzzano e Carlo Alfredo Clerici. Dal sito http://www.carloclerici.com