Quali alimenti migliorano le funzioni del corpo

Alcuni popoli dell’Africa centrale si curano utilizzando i frutti del baobab, definendoli un pronto soccorso in miniatura, essi contengono molti micro e macronutrienti, ma soprattutto prebiotici, ossia, fibre che nutrono batteri benefici presenti nel nostro organismo.

Più di un secolo fa dei contadini bulgari particolarmente sani e longevi, attirarono l’attenzione del Dr. Metchnikoff, un importante ricercatore russo, che alla fine del suo studio attribuì tanto benessere all’alimentazione da essi seguita per decenni.
Grazie a Metchnikoff il rapporto tra obesità e flora intestinale, probiotici e malattie infiammatorie intestinali è stato negli ultimi anni al centro di diverse ricerche scientifiche e discussioni importanti.

Studiando, dunque, lo stato di salute ed il benessere, legato all’alimentazione, si è visto che non tutti i cibi sono uguali.
Infatti, ci sono alimenti che oltre a nutrire migliorano, incrementandole, alcune funzioni del nostro organismo.
Tali alimenti sono cibi comunissimi presenti nelle nostre case con azione mirata sulle funzioni del corpo e la salute. Potenziano le difese immunitarie, la funzionalità intestinale e favoriscono i processi metabolici. Contengono bioflavonodi, phytochemicals e batteri benefici o microorganismi vivi detti probioti, le sostanze che li nutrono dette prebiotici e l’unione di probiotici e prebiotici detti simbiotici.
I vari tipi di latte fermentato e lo yogurt sono gli alimenti che migliorano la salute dell’intestino e il sistema immunitario, mentre alimenti come asparagi, carote, carciofi, patate, barbabietole, radici della cicoria, aglio e banane contengono fibre alimentari solubili che nutrono i batteri probiotici benefici per il nostro corpo.
Infine, i phytochemicals sono in grado di agire in modo da influenzare molte funzioni fisiologiche, anche se non nutrono, prevenendo non poche malattie legate al metabolismo. Parliamo di isotiocinati e indoli contenuti in cavoli, broccoli, verza, cavolfiori, di disolfuro e allile contenuti in cipolla e aglio, di flavonoidi di cui è ricca la soja e infine, di polifenoli di cui è ricca tutta la frutta e la verdura in generale.

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Conteggio delle calorie: metodo impreciso!

Tutti noi ci siamo abituati a leggere sulle confezioni degli alimenti le tabelle nutrizionali, interessati alle calorie contenute in ciò che mangiamo, ma serve veramente tener conto delle calorie per controllare il nostro peso? Sulla rivista inglese New Scientist si parla dell’imprecisione di tale metodo e si stima che il suo margine di errore è di circa il 25%.

La caloria è la quantità di calore necessaria per innalzare di un grado centigrado la temperatura di un chilo di acqua. Essa, è usata per misurare l’energia contenuta in una certa quantità di un determinato cibo e per misurare il dispendio energetico del corpo umano in ogni attività che compie. Tale unità di misura, fu messa a punto dal chimico americano Atwater alla fine dell’800 ed è ancora oggi tenuta in grande considerazione per formulare diete ipocaloriche e stabilire il dispendio energetico di ognuno di noi. Tuttavia, spesso accade che non si ottengano i risultati attesi basandosi su calcoli e conteggi calorici.

Tali calcoli grossolani e imprecisi non tengono in considerazioni le molteplici variabili individuali, ossia, l’unicità di ognuno di noi e neppure la consistenza, la composizione e la cottura dei cibi, diventando molto imprecisi e frustranti per chi vorrebbe perdere peso.

La presenza di fibre in un alimento o la sua associazione ad altri alimenti con fibre ne cambia totalmente il conteggio calorico. Le fibre che non vengono digerite ed assimilate dall’organismo e fanno assimilare meno anche gli altri nutrienti.
Ad esempio diventa fondamentale la consistenza di un cibo quelli morbidi che richiedono poca masticazione e sono facili da digerire come le creme, i budini e le mousse vengono assimilate totalmente. Invece, alimenti che richiedono un lavoro di masticazione, ricchi di fibre e che impegnano l’apparato digerente creando un dispendio energetico alla fine comportano una minore assimilazione di calorie.

Inoltre, la cottura muta il conteggio calorico. Infatti, alcuni alimenti proteici, come la carne se molto cotti aumentano le calorie poiché le proteine diventano più digeribili e gli enzimi riescono a smontarle con più facilità, evitando un dispendio di energia che serve invece per digerire ed assimilare carne poco cotta. La temperatura elevata, poi, è in grado di far triplicare il contenuto calorico di alcuni alimenti.
Infine, non di minore importanza è l’aspetto psicologico che rende frustrante e innaturale il rapporto con il cibo e il dimagrimento, se ci si concentra sul calcolo calorico.

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Dimagrire idratando

Ci si dimentica spesso di bere un litro e mezzo di acqua al giorno, invece, raramente ci si dimentica di mangiare. Si mangia in eccesso e si beve poco.
Sempre più lontani dai nostri bisogni fisiologici diamo per scontato che le sensazioni date da fame e sete siano nettamente distinte.
In realtà, un bravo nutrizionista mette in guardia il paziente su un’effettiva difficoltà nel distinguere i due bisogni. Questo è, inoltre, il motivo per cui molti esperti del dimagrimento consigliano di bere un bicchiere d’acqua prima di fare un pasto o uno spuntino.
Il segnale di fame, peraltro, se è reale non scompare se non si mangia.
La sete, invece, spesso trascurata spinge molti alla ricerca di cibo di cui il corpo non ha bisogno, minando in tal modo l’equilibrio fame-sazietà.
Oggi ci sono diversi fattori fisici e legati allo stile di vita che rendono più difficile mantenere un adeguato equilibrio dei fluidi e possono dar luogo a forme croniche di disidratazione.
Questi includono: insoddisfazione per il sapore dell’acqua, consumo di diuretici naturali come caffeina e alcol e condizioni ambientali.
Entrambi i segnali partono dall’ipotalamo ma non solo, infatti, la sete è legata anche a sintomi locali, come lo stato di secchezza della mucosa orale e faringea.
Tuttavia, tra ciò che inibisce o smorza lo stimolo della sete, vi è anche la dilatazione della parete gastrica. Tale meccanismo, impedisce che avvenga una diminuzione eccessiva dell’osmolarità, dovuta ad un’ esagerata assunzione di liquidi.
Tale motivo contribuisce anche a spegnere la sete mangiando e crea confusione tra i due segnali.
Secondo l’American Dietetic Association l’adulto medio perde circa un litro e mezzo di acqua al giorno.
Questo deve essere reintegrato per mantenere l’equilibrio idrico del corpo.
Quanti di noi bevono litro e mezzo di acqua al giorno?
Può essere utile porsi alcune di queste domande fondamentali prima del pasto successivo per aiutarti a distinguere meglio la fame e la sete:
- Quando è stata l’ultima volta che ho mangiato? Se si tratta di meno di tre ore, non può essere la fame vera potrebbe essere sete.
- Quando è stata l’ultima volta che ho bevuto un po’ d’acqua? La fonte migliore per idratare il tuo corpo è solo acqua.
- Scegli succhi di frutta, latte, la caffeina del caffè o del tè come fonti secondarie d’idratazione.
- Se non sei sicuro, aspetta venti minuti la fame reale non scompare.

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Girovita | dimagrire con il dott. Fabrizio Duranti

E tu di che peso sei?

Il peso parla di noi, del nostro patrimonio genetico, della vita che conduciamo, del rapporto che abbiamo con il cibo e della nostra cultura alimentare.

Abbiamo acquisito l’abitudine a confrontarci con indici, tabelle e calcoli matematici, che spesso appiattiscono tutti noi su dati standard che non hanno rispetto per la nostra individualità.
Attualmente si considera in sovrappeso un individuo con un BMI che ha un valore che va da 25 a 29 e obeso un individuo con BMI superiore a 30.
Prima del giugno del 1998 il Centro Nazionale di Statistiche Sanitarie degli Stati Uniti fissava la linea del sovrappeso a 27 per le donne e 28 per gli uomini.
Sono istituti di ricerca, strutture sanitarie, mezzi di comunicazione e riviste di moda a dettare dall’esterno il giusto peso di anno in anno, di scoperta in scoperta e di novità in novità.

Inoltre, andrebbe chiarito che il calcolo del BMI si ottiene in un solo modo divedendo il proprio peso con la propria altezza espressa in metri al quadrato.
Passiamo anni a scontrarci e a confrontarci con standard che non rispettano noi e la nostra natura, salendo sulla bilancia andiamo a rilevare un indice tanto grossolano quanto irrispettoso della nostra naturale fisiologia.

Ognuno di noi ha la propria struttura scheletrica, che subisce variazioni nel tempo in base a molteplici fattori.
Generalmente tale struttura è rilevata mettendo in relazione il diametro del polso con l’altezza e può indicare una struttura scheletrica esile, normale o robusta, tale dato prima di considerare quanto l’individuo deve pesare va assolutamente tenuto in grande considerazione.
Inoltre, se un individuo ha per anni avuto un certo sovrappeso, dovrà considerare che la sua struttura scheletrica si è irrobustita per supportare tale sovrappeso.

Un individuo con molta massa muscolare potrebbe risultare, utilizzando tabelle standard, in sovrappeso per non avendo un filo di grasso e viceversa uno all’apparenza magro avere una percentuale di grasso corporeo eccessiva.
Infine, ruolo molto molto importante ha la genetica e di sicuro essa viene tenuta in considerazione da tanta matematica.

Crediamo che in base alle propria esperienza e all’adozione di uno stile di vita ragionevole ognuno di noi può capire qual è il proprio peso di riferimento, anche se non proprio ricalca indici standard ma solo la propria esperienza e le proprie sensazioni di benessere.

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Scopri la dieta che funziona!

Sicuramente la dieta che funziona non è ricca di fascino e non entusiasma perché non concede tutto e subito, perché non è l’esecuzione superficiale di un testo scritto.

La dieta che funziona è quella che si basa su delle precise idee riguardanti il comportamento che dovrebbero essere chiare fin dall’inizio.
Anzitutto, bisogna avere ben chiaro in mente che una dieta ipocalorica non cambia il metabolismo.
Ognuno di noi in base all’età, alla superficie corporea, al peso, all’attività fisica consuma quotidianamente una precisa quantità di calorie.
Tale quantità una volta finita la dieta dovrà sempre essere tenuta presente, anche se per mantenere il peso si può mangiare di più di quando lo si deve perdere.

Generalmente, durante la dieta dimagrante si pensa con impazienza al periodo in cui finirà e saremo di nuovo liberi. Si sopportano per periodi brevi tante privazioni, tante rinunce e frustrazioni pensando che poi finirà.
Questa non è la dieta che funziona, ma quella dello yo-yo che ci farà aumentare di peso quando finisce sempre di più, persino fino all’obesità in alcuni casi.

Quella che funziona, invece, non sarà mai rigida e prevederà delle trasgressioni con dolci o pizza o altro almeno una volta alla settimana, sarà soft e dolce basata sulla cura di ciò che si mangia e non sulla sua drastica riduzione.

Più un sistema di dimagrimento è breve e veloce, tanto più breve e veloce sarà il tempo in cui riprenderemo il peso.

La dieta che funziona inizia con una riflessione importante:
A causa di quale comportamento sono ingrassato?
Quante calorie al giorno, più o meno, dovrei consumare per mantenere e diminuire di peso?

Prosegue poi con l’acquisizione di informazioni sul corretto stile di vita e sul mangiare, capendo che principi e che regole ci sono dietro una dieta corretta.
Infine, parte importante del lavoro è perdere peso capendo come si mangia e come si mantiene poi il peso, tutto ciò senza fretta.

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Come mai non dimagrisco? Occhio ai grassi “subdoli”!

“Mangio solo un’ insalatina eppure ingrasso!”…

Questo è quello che credo tanti nutrizionisti e dietologi si sentono dire spesso. Quasi in tutte le diete quando si guardano i quantitativi si legge sovente: condire con 1/2 cucchiai di olio d’oliva o extra vergine. Perchè?
Perchè di solito tendiamo a condire la nostra insalatina, la nostra pasta in bianco, il nostro pesce bollito ecc…prendendo la bottiglia o il dosatore e facciamo scendere girando ma…non riusciamo a renderci conto di quanto ne stiamo mettendo in termini calorici ecco perchè il cucchiaio ci fa da misurino.

Sapere che 3 cucchiai d’olio versati in un piatto (che ci fanno capire di quanto poco sia rispetto alla nostra idea di condimento) equivalgono ad 1 etto di pasta, ci fa capire cosa diventa la nostra insalatina … tutt’altro che dietetica!

A questo punto è bene rivedere il nostro rapporto con i condimenti di qualsiasi genere, olio, burro, margarina, salse, ecc… imparando ad utilizzare le spezie che sono molto utili per dare sapore ai nostri cibi ma poco utilizzate.

Un’altra cosa da sapere è che le pietanze troppo condite non favoriscono la digestione quindi anche se si pensa d’aver mangiato poco ma ecceduto con il condimento il nostro stomaco risulta ugualmente appesantito.

Appunti di nutrizione
ErbaVita

Disturbo da Alimentazione incontrollata

venerdì 27 marzo ore 11.00 si terrà l’inaugurazione a Città della Pieve del nuovo Centro per il Disturbo da alimentazione incontrollata della USL 2 ( Centro DAI ), e affiancherà il Centro palazzo Francisci di Todi per l’anoressia e la bulimia.

La prima struttura italiana dedicata al trattamento del Disturbo da Alimentazione incontrollata ( in inglese Binge Eating ) , disturbo in grandissima diffusione , che esige un trattamento complesso e molto specializzato.
Per informazioni

www.ausl2.umbria.it

http://gold.libero.it/bricioledipane/