Dieta ed efficienza mentale

Sia che stiate andando a scuola o al lavoro sia che, semplicemente, vogliate la vostra mente nella forma migliore, fare colazione è un dovere.

Le evidenze raccolte fino ad oggi mostrano che la colazione può influenzare i processi mentali coinvolti nella creazione e nel recupero dei ricordi e nella capacità di gestire informazioni complesse e impegnative. Una ricerca effettuata sui bambini, ha messo in evidenza come saltare il primo pasto della giornata porti i bambini ad effettuare più errori nei test a cui sono sottoposti rispetto ai bambini che invece fanno colazione. Anche in giovani adulti che non fanno colazione è stata osservata una prestazione più scarsa in test scolastici rispetto a coloro che consumano del cibo prima di venire sottoposti al medesimo esperimento.

Sembra che la colazione eserciti questi effetti grazie all’innalzamento dei livelli di glucosio nel sangue che provoca a sua volta nel cervello l’aumento della concentrazione di un neurotrasmettitore definito acetilcolina. Secondo i ricercatori che lavorano in questo campo, come il Professor David Benton dell’Università del Galles (Wales University), l’acetilcolina è coinvolta nei processi della memoria poiché è stato dimostrato che le sostanze che ne bloccano la produzione distruggono la memoria, riducendo in particolare la capacità di memorizzare informazioni nuove.

Poiché la vitamina B1 è necessaria per la produzione di acetilcolina, garantire un corretto apporto di questa sostanza può avere un ruolo importante nell’ottimizzare le prestazioni mentali nel corso della mattinata. Gli alimenti a base di cereali che contengono la vitamina B1 comprendono pane integrale e cereali arricchiti per la prima colazione.

La nostra capacità di ragionare in modo corretto non è collegata solamente agli effetti a breve termine dell’alimentazione; infatti le prestazioni mentali possono essere influenzate anche dalla qualità nutritiva della dieta e dai suoi effetti complessivi a lungo termine. Ad esempio l’assunzione inadeguata a lungo termine di ferro può avere effetti sulla capacità di concentrazione e addirittura ridurre il quoziente intellettivo (QI).

E’ noto che la carenza di ferro causa un danneggiamento della memoria negli adulti e nei bambini e che nei bambini piccoli e nei neonati può causare problemi all’attenzione e alla capacità di apprendimento (per ulteriori dettagli consultare il numero 16 di Food Today).

Se le donne sono particolarmente sensibili ad una insufficiente assunzione di ferro con la dieta, quantità troppo basse di un altro micronutriente, lo iodio, possono invece avere effetti su entrambi i sessi. Lo scarso apporto di iodio sembra avere effetti negativi sulla capacità di prendere decisioni ed iniziative. Tale problema interessa soprattutto alcune aree dell’Europa e i paesi in via di sviluppo, ma può essere risolto con una corretta alimentazione; infatti il consumo di sale addizionato iodato, di pesce, di molluschi, di carne, latte e uova può aiutare a garantire il mantenimento di una corretta assunzione di questo micronutriente.

Se la mancanza di alcuni elementi nella dieta può portare alla riduzione delle prestazioni mentali, l’aggiunta di altri elementi può aiutare a dare al nostro cervello uno stimolo in più. La caffeina ad esempio esercita un effetto stimolante moderato, agendo sul sistema nervoso centrale e migliorando il livello di attenzione. Alcuni test hanno mostrato che la caffeina è in grado di accelerare la capacità di elaborare velocemente le informazioni nel cervello del 10 % e che un caffè dopo pranzo aiuta a contrastare la normale sonnolenza del “dopo pranzo” e a mantenere la capacità di concentrazione.

Non è importante solo ciò che si beve, ma in generale bere una quantità sufficiente di acqua.
Infatti anche una lieve riduzione dello stato di idratazione può avere effetto sulle prestazioni mentali; è bene ricordarsi che nel momento in cui si avverte la sete si è già disidratati, quindi continuare ad assumere liquidi nel corso della giornata contribuisce a mantenere il cervello nelle condizioni ottimali.

Per gentile concessione di EUFIC: http://www.eufic.org

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Resistenza al dimagrimento

Ci sono individui che ingrassano anche non mangiando eccessivamente!

In vista delle vacanze estive siamo tutti presi dal recupero del peso forma, ed anche se in molti affrontano diete ipocaloriche, c’è chi dimagrisce facilmente e chi non dimagrisce… perché?

Tanti studi lo hanno dimostrato togliendo le stesse calorie in soggetti diversi, il dimagrimento varia da pochi chili a molti chili.

Parliamo di quelle persone, che se mangiano un biscotto in più al giorno nel giro di 1 anno prendono diversi kg in più, poiché sono portatori del “gene risparmiatore” o “thrifty genotype”.

Le molte ricerche hanno per certi versi chiarito le cause di tale evento, ma hanno reso anche tutto più complesso, intrecciando infiniti fattori: ambientali , genetici, ormonali e comportamentali…
Tuttavia, il fattore che prenderemo in esame è quello contro cui non si può fare molto: quello genetico.

Non dimenticherò mai il racconto di un reduce della seconda guerra mondiale, periodo in cui serviva molto avere quella caratteristica, per cui pur mangiando poco non si dimagriva troppo, un suo superiore si meravigliava e gli diceva sempre scherzando “Caporale lei in che ristorante va a cena la sera?”.

Figuriamoci nei campi di prigionia, cosa poteva significare, sicuramente faceva la differenza fra chi moriva di stenti e chi sopravviveva ad essi.

Si è iniziata a formulare, questa teoria dei geni risparmiatori a partire dagli anni ‘70, essa, affermava semplicemente l’esistenza di geni con una funzione particolare, cioè, far accumulare più adipe, energia di riserva, negli individui che ne erano portatori.

Chiaramente, tale energia veniva utilizzata durante le carestie.
Le dure condizioni ambientali, in cui l’uomo ha vissuto ha sicuramente premiato gli individui che possedevano il “genotipo risparmiatore”, una caratteristica che permetteva ad alcuni individui di mettere via, rispetto ad altri una quantità d’energia di riserva maggiore.
Peraltro, tale caratteristica genetica permettendo di aumentare la vita media veniva trasmessa con più facilità da una generazione all’altra.

Comunque, vorrei chiarire che non esiste un metodo semplice per stabilire se un individuo mangia troppo, oppure, ingrassa per cause genetiche e in ogni caso anche chi ha una componente genetica deve fare di tutto per mangiare meno e muoversi di più.

Oggi con tutto il cibo che abbiamo a disposizione non è una caratteristica apprezzata, ma in diversi periodi storici fece la differenza tra la vita e la morte avere il “gene del risparmio”.

Il nostro patrimonio genetico è determinante per quanto riguarda l’aumento di massa grassa ed il pannicolo adiposo è un vero e proprio organo, che reagisce a stimoli esterni, ossia ambientali, ed interni, ossia genetici.

Perdite di peso eccessive e veloci vanno comunque sempre evitate, perché in tutti noi la componente genetica attiva meccanismi di difesa, quali l’adattamento metabolico.
Infatti, l’adattamento metabolico, ossia, la riduzione del dispendio energetico che avviene in riposta ad un regime restrittivo, sembra essere infatti una condizione di ostacolo al dimagrimento.

 

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Fitness | Quanto devi correre per stare bene

Correre per meno 15 chilometri alla settimana, è fatica sprecata: l’attività fisica è troppo blanda per attivare meccanismi di protezione contro l’arteriosclerosi e altre malattie del cuore. Se, però, la distanza percorsa raddoppia - per intenderci: se ci si impegna a correre per un’ora, tre volte la settimana - nel sangue si avvia una piccola rivoluzione: il colesterolo “cattivo” diminuisce a favore di quello buono, la pressione del sangue si abbassa (dopo poche settimane di corsa praticata con regolarità, la pressione si riduce di circa 10 millimetri di mercurio), cala anche la glicemia e, soprattutto, l’accumulo di grassi nelle arterie si arresta. In pratica, arteriosclerosi e rischio d’infarto si riducono. Se poi l’impegno aumenta e la distanza percorsa diventa di circa 75 km alla settimana - ovvero, circa un’ora di corsa ogni giorno - il rischio di disturbi cardiaci e circolatori è addirittura dimezzato. A tali conclusioni sono giunti recenti studi, effettuati dal Center for Healh Promotion and Education di Atlanta. E questi dati, opportunamente incrociati con quelli di precedenti studi, porterebbero, secondo alcuni ricercatori, ad ulteriori calcoli, piuttosto singolari: ogni minuto della vita trascorso correndo ne aggiungerebbe altri tre al tempo che resta da vivere. Altrettanto interessanti sono i risultati di studi effettuati oltreoceano che evidenziano quanto la corsa possa prevenire e combattere in modo efficace l’osteoporosi, la malattia degenerativa che colpisce soprattutto le donne dopo la menopausa, rendendo le loro ossa più deboli e, di conseguenza, maggiormente soggette a fratture. Ebbene, la resistenza delle ossa delle donne che hanno sempre corso risulta, rispetto a quella delle donne sedentarie, maggiore del quaranta per cento. Un valore davvero considerevole. Di fatto, buona parte delle donne affette da osteoporosi da lieve a discreta, sarebbe sana se nella vita avesse sempre praticato la corsa. Allora, con l’arrivo della bella stagione, farebbe bene a tutti - dopo aver consultato il proprio medico per escludere controindicazioni particolari - calzare scarpe adatte e abbigliamento confortevole, per muovere qualche passo in più.

Ma la corsa serve anche a dimagrire? Sì, a patto di sapere che i chili persi correndo possono essere di tre tipi: reali, falsi e, purtroppo, anche pericolosi. Quelli reali, i più difficili da eliminare, sono gli unici costituiti dai grassi in eccesso. In ogni chilometro percorso vengono bruciate circa 70 calorie. Considerando che ciascun grammo di grasso corrisponde a 9 calorie, la perdita reale di peso per ogni chilometro è di soli 7,7 grammi. Poco, in verità. Come mai, allora, dopo un’ora di corsa, specie se la temperatura è elevata, i chili persi possono essere anche due o tre? Si tratta di chili falsi, derivanti dall’acqua persa con il sudore e dalla combustione di un paio di etti dei carboidrati contenuti nei muscoli sotto forma di glicogeno. In tutto, circa 8 etti, che si recuperano immediatamente con un’abbondante bevuta e spesso con un irrefrenabile (e inopportuno) appetito. Per fortuna, se la corsa viene praticata con regolarità - diciamo per un’ora, tre volte la settimana - già dopo un mese il peso corporeo diminuisce, mantenendo questa tendenza. Il desiderato obiettivo viene, infatti, raggiunto grazie all’intervento del cervello, che regola i centri della sazietà e grazie all’aumento di reazioni metaboliche aventi lo scopo, quantomeno in apparenza, di bruciare i grassi superflui. Arriviamo, infine, ai chili pericolosi: sono quelli persi da chi è già esageratamente magro ed è costretto quindi, per riuscire a correre, a bruciare le proteine dei muscoli. Un rischio cui devono prestare attenzione soprattutto gli atleti.

 

 

 

Mabel Bocchi

fonte rubriche corriere della sera

corriere.it

Le proprietà della carne per la nostra alimentazione

La carne è certamente un alimento insostituibile in una dieta equilibrata, grazie alla ricchezza di proteine e minerali che essa apporta, oltre alla caratteristica capacità di saziare.

Ma quanto fa bene la carne? Quanti tipi di carne esistono? E quali scegliere per le diverse esigenze?

Le proteine contenute nella carne sono molto simili a quelle presenti nell’organismo umano, quindi facilmente assimilabili: vengono infatti utilizzate dal nostro corpo in maniera ottimale. Hanno inoltre un alto valore biologico, poichè contengono aminoacidi essenziali, indispensabili per il mantenimento e la costruzione dei tessuti umani.

Costituita da tessuti connettivi e muscolari, la carne contiene dal 50% a circa l’80% di acqua, ma i valori nutrizionali sono fortemente variabili, a seconda del tipo di carne, del sesso, della razza e del tipo di allevamento dell’animale.

Genericamente la carne presenta lipidi sottoforma di grasso muscolare o adiposo, e rappresenta una ricca fonte di vitamine del gruppo B (specialmente B12), utili all’organismo per i processi nervosi e digestivi; i sali minerali rappresentano circa l’1%, e tra questi il Ferro è sicuramente il più importante, poichè è presente in forma altamente assimilabile.

La carne viene classificata in base all’animale da cui è ricavata (da macello, da cortile e selvaggina) e al colore che acquista dopo il processo di macellazione (carni bianche, carni rosse, carni nere).

Le carni bianche caratterizzano gli animali più giovani (tacchino, coniglio, pollo, agnello, capretto) ed hanno delle fibre muscolari molto fini e magre, più corte e sottili, perciò più facilmente digeribili. Tra le carni bianche, vengono particolarmente valorizzate le carni del tacchino (ricchissime di ferro e con meno tessuti connettivi), quelle del pollo (utilissime nella dieta, con pochi grassi e calorie, specialmente nella parte del petto) e quelle del coniglio (dal sapore gustoso e tenero, facilmente digeribile, con oltre il 20% di proteine, pochi grassi -circa il 5%-, e basso contenuto di colesterolo -circa 60mg per 100g di carne-).

Le carni rosse, invece, derivano dagli animali da macello più adulti. Il colore che le contraddistingue è causato dalla presenza di molto sangue e, conseguentemente, hanno un apporto di Ferro molto maggiore rispetto alle carni bianche. Per essere consumate, le carni rosse hanno bisogno di un periodo di maturazione, detto “frollatura”, attraverso il quale le fibre muscolari si inteneriscono e parte delle proteine vengono ridotte in elementi più semplici per essere digerite meglio dall’organismo umano. L’apporto di grassi maggiore deriva dalle carni di maiale: una bistecca di 100 gr conta circa 8 g di grassi e 157 Kcal. Le carni di bovino, invece, sono più magre, hanno all’incirca lo stesso valore proteico del maiale ma una quantità maggiore di Ferro.

Le carni nere (della selvaggina), infine, hanno pochi grassi ma una maggiore durezza delle fibre muscolari, che le rende meno tenere da mangiare e più difficili da cucinare.

La cottura delle carni è un procedimento fondamentale per rendere al meglio i benefici derivanti dalla carne.

Essendo ricca di proteine, infatti, deve essere cotta a basse temperature, poichè l’ eccessivo calore altera la struttura delle proteine e rende la carne più dura e di difficile digestione. Per questo le carni più digeribili risultano essere quelle lesse (un buon brodo di carne con relativo lesso,ad esempio), cotte al vapore o stufate, al contrario delle carni cotte allo spiedo, arrosto o addirittura fritte.

Fonte: Article Marketing Italia
Francesco D’Alessio

Carboidrati | La Benzina Dell’organismo

Il nome scientifico di quelli che impropriamente chiamiamo “carboidrati” è glucidi. Si tratta di sostanze formate essenzialmente da carbonio ed acqua e contenuti principalmente negli alimenti di origine vegetale. Il valore energetico è abbastanza alto: i carboidrati infatti forniscono in media 4 Kcal per grammo (è il caso dell’amido, contenuto nei cereali) costituendo uno degli elementi più importanti della dieta umana. Vari sono i tipi di carboidrati, classificati in base alla loro struttura chimica. Abbiamo perciò i carboidrati semplici e complessi.

I VARI TIPI DI CARBOIDRATI

I glucidi semplici sono le sostanze che comunemente chiamiamo zuccheri e comprendono monosaccaridi e polisaccaridi. Dal punto di vista nutrizionale, i più importanti sono glucosio, galattosio e fruttosio. Esaminiamoli nel dettaglio.

I monosaccaridi
Glucosio - costituisce la forma in cui deve essere trasformato qualsiasi altro zucchero per poter essere utilizzato dall’organismo umano. Solo il 5% della totalità di carboidrati è rappresentato dal glucosio che circola nel sangue.
Galattosio - è contenuto nel latte ma non vi si trova in forma libera, bensì legato al glucosio.
Fruttosio - è molto abbondante nel miele e nella frutta. Viene metabolizzato dal fegato, che lo trasforma in glucosio.

I polisaccaridi
I polisaccaridi sono formati dall’unione di più monosaccaridi (da 10 unità fino alle migliaia) mediante legami glicosidici. Hanno origine animale (glicogeno) o origine vegetale (amidi e fibre). Analizziamone i più importanti.
Fibre - la più importante è la cellulosa. Il nostro organismo non può trasformarle direttamente in energia ma le fibre sono fondamentali per il nostro benessere poiché regolano l’assorbimento dei nutrienti e difendono l’organismo da diverse patologie. Le fibre sono divisibili in fibre idrosolubili (quando possono essere disciolte in acqua) e non idrosolubili. Le prime riducono la quantità di colesterolo nel sangue, mentre le seconde richiamano liquidi, favorendo l’eliminazione di sostanze dannose.
Glicogeno - è immagazzinato nel fegato e nei muscoli in quanto riserva d’energia. È però presente in quantità molto ridotta negli alimenti, poiché viene quasi totalmente degradato nelle fasi di macellazione degli animali.
Amido - contenuto nei vegetali (principalmente semi e cereali) e nei loro derivati (come la pasta) ma si trova anche in patate dolci, piselli e fagioli. È possibile trovarlo in natura in due forme distinte: amilosio e amilopectina, la quale rende estremamente digeribili gli alimenti.

FUNZIONE DEI CARBOIDRATI

La funzione precipua dei carboidrati è quella energetica. Essi rappresentano infatti la principale fonte energetica, in particolar modo quando sottoponiamo il nostro organismo ad un intenso sforzo fisico. Tuttavia, assolutamente da non trascurare è la loro funzione plastica nella formazione di strutture nervose e acidi nucleici. Una volta trasformati in glucosio, i carboidrati possono prendere tre strade:

  1. Possono essere utilizzati direttamente dalle cellule al fine di produrre energia.
  2. Possono essere trasformati in glicogeno e immagazzinati come riserva energetica in muscoli e nelle riserve epatiche.
  3. Possono essere trasformati in grasso e depositati come tale, se le scorte di glicogeno sono sature.

Qualsiasi componente del nostro organismo necessita di una certa quantità di glucosio. È facile pertanto dedurne l’importanza che i carboidrati svolgono per il benessere del corpo. Persino alcune cellule del sangue utilizzano glucosio come fonte energetica primaria.

ECCESSO DI CARBOIDRATI

Abbiamo visto quanto sia importante assumere regolarmente una certa quantità giornaliera di carboidrati. Ma cosa accade quando tali sostanze sono in eccesso? La dieta dei paesi industrializzati risulta sempre più ricca di grassi (basti pensare alla grande diffusione dei fast food in quasi tutti i Paesi del mondo). Una dieta troppo ricca di grassi può provocare patologie come diabete, carie dentale o persino obesità in forme più o meno gravi.

CARENZA DI CARBOIDRATI

Ma anche una scarsa assunzione di carboidrati è causa di patologie gravi. Recenti studi hanno dimostrato che alla base di varie forme tumorali c’è anche una scarsa assunzione di carboidrati. Lo stesso vale per alcuni casi di ipercolesterolemia, di malattie renali e epatiche. Nei casi più gravi, l’assenza di carboidrati porta il sangue ad acidificarsi (come avviene nel diabetico non curato), cui consegue il coma. Ecco perché è estremamente importante seguire una dieta equilibrata, che preveda un’assunzione bilanciata di carboidrati.

IL PROCESSO DI DIGESTIONE DEI CARBOIDRATI

Il processo di assimilazione dei carboidrati inizia nella bocca, dove diversi enzimi presenti nella saluta inizia a scindere i carboidrati complessi. La digestione prosegue nello stomaco e nel pancreas, ove i succhi pancreatici riducono i polisaccaridi in monosaccaridi.

Fonte: Article Marketing Italia
cecco

Autodifesa Alimentare | trucchi per controllare il peso e vivere meglio

“Vuoi imparare la differenza tra alimentazione e nutrizione? Vuoi nutrirti in maniera corretta per evitare fastidiosi problemi di salute? Impara a conoscere i cibi e ad associarli per la tua Autodifesa Alimentare!!”Personal Wellness Coach professionisti, Leonardo & Viviana, compagni nel lavoro come nella vita dai tempi dell’università, hanno all’attivo numerosi Corsi di formazione con Medici, Ricercatori e Nutrizionisti in Italia e all’estero, oltre a un CV da autodidatta in Nutriterapia, Alimentazione Naturale, Coaching e Crescita Personale.
Autori di Manuali di Formazione, E-book ed Articoli, sono Formatori Free Lance e Web Trainer dell’innovativo “Corso on line di Nutrizione e Autodifesa Alimentare”.

Leonardo Di Paola, da sempre appassionato di Crescita personale e di soluzioni per unire benessere, abbondanza e libertà, è Direttore del sito Integratorinutrizionali.it nato per promuovere un Benessere Totale legato ad uno stile di vita più pratico e consapevole.

Viviana Taccione, Blogger attiva in ”Pillole di Benessere”, il blog di Integratorinutrizionali.it a cui si dedica instancabilmente condividendo passioni e identità di Wellness Coaching, è fondatrice dell’innovativo progetto multimediale Autodifesalimentare.it di cui ama definirsi la prima Wellness Angel.

L’ ebook “Autodifesa Alimentare” si rivolge a chi già è orientato al benessere, a chi magari si è reso conto da tempo che evitare i fast food e mangiare tanta verdura forse non basta più. Molto più spesso di quanto si pensi, manca una vera conoscenza e consapevolezza dei meccanismi più elementari che regolano la nostra alimentazione quotidiana.

Gli autori, Leonardo Di Paola e Viviana Taccione, hanno usato il termine “Autodifesa” non a caso, perché si tratta proprio di un’autodifesa doverosa e necessaria per chiunque si occupi del suo management alimentare e, tanto più, di quello della sua famiglia.

“Autodifesa Alimentare” è utile per imparare a contrastare stanchezza cronica, malesseri, sovrappeso, sottopeso, nervosismo e tutte le principali malattie e disturbi che limitano qualità e aspettative della nostra vita e di quella dei nostri cari.

Anche la Stampa parla di Autodifesa Alimentare. L’esperienza da Personal Wellness Coach e Trainer di Viviana Taccione e Leonardo di Paola ha reso possibile lo sviluppo di questo ebook eccezionale in campo di alimentazione. Molte persone non si rendono ancora conto di quanto sia importante nutrirsi in modo corretto e mangiano quello che gli capita.

“Autodifesa Alimentare” ha unito tutte le specifiche competenze ed esperienze personali, la passione per il benessere totale e il desiderio di avere un impatto positivo nella vita delle persone, con l’obiettivo finale di fornire gli strumenti utili per correggere le cattive abitudini alimentari.

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Il grasso sulla pancia è pericoloso

E’ stato mote volte dimostrato che l’accumulo di grasso proprio sul punto vita influenzi lo stato di salute ed aumenti notevolmente il rischio di avere malattie cardiovascolari.

Sembra infatti che, quando la circonferenza della vita supera gli 80 centimetri si rischia un attacco cardiaco due volte maggiore rispetto ai soggetti magri, se il punto vita supera i 100 centimetri il rischio è perfino triplicato.

E’ quanto emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica JAMA, condotto all’università di Harvard su oltre 40.000 infermiere. Dall’osservazione dello stato di salute è stato riscontrato che le donne con un punto vita che supera gli 80 cm rischiano un attacco cardiaco due volte maggiore delle donne con una vita più sottile.

La presenza del grasso in eccesso è infatti correlata con altre disfunzioni presenti, come l’eccessiva quantità di trigliceridi e colesterolo nel sangue, il diabete e l’ipertensione.

Agnese Ferrara

Kataweb salute e benessere 

Ciclismo e cyclette

Nelle metropoli le biciclette oramai sono in completo disuso perché sono sostituite dai motorini. Usare la bicicletta in città può essere davvero pericoloso e il ciclismo va fatto esclusivamente in zone prive di traffico ed in strade sicure.

Se c’è l’opportunità di pedalare in viali tranquilli allora è ora di rispolverare la bicicletta, controllarne lo stato, oliare i freni, controllare i raggi ed il sellino.

Il ciclismo è uno sport di resistenza per eccellenza. Un ciclista a livello agonistico, che pedala per il Giro d’Italia, consuma anche 6000 calorie al giorno. Tornando ai sedentari è utile sapere che sono stati fatti molti studi che mettono a confronto le calorie bruciate dalla gente comune pedalando sulla cyclette da camera: fino a circa tre chili di grasso in meno e aumento della massa muscolare magra in un allenamento quotidiano prolungato per 12 settimane!

Pedalare, anche usando la cyclette, può essere il movimento ideale per buttare giù i chili superflui.

In alcuni casi però il ciclismo è sconsigliato, come a chi soffre di problemi cardiologici gravi e insufficienze respiratorie, oppure se ci sono patologie a carico della colonna vertebrale e alla prostata.

Come allenarsi:

I principianti devono cominciare per gradi e su strade pianeggianti. Oppure comprare una cyclette da camera.

Quindi all’inizio si pedala per 30-40 minuti a velocità lieve, poi media due o tre volte alla settimana. Fino ad arrivare a pedalare senza fermarsi per 45 minuti, anche guardando la tv se si è in sella ad una cyclette.

L’allenamento va suddiviso così: 10 minuti di riscaldamento, 10 minuti ad intensità crescente con alcuni picchi in velocità di due o tre minuti, ritornando ad una velocità sostenuta fino a al 40° minuto ed infine fare 5 minuti di pedalata in agilità, ma non veloce, fino a fermarsi.

Come vestirsi:

Che si scelga la bici da corsa o la mountain bike è bene avere molta prudenza per strada e indossare sempre il casco. Le cadute dalla bicicletta sono molto comuni, è bene stare molto attenti anche alla scelta del percorso da percorrere: vanno evitate le buche e i bordi della strada sconnessi. Se il casco sulla cyclette da camera non serve il vestiario è invece comune per entrambi i mezzi, sia in strada che al chiuso.

L’abbigliamento da ciclista, con calzoncini aderenti ed imbottiti al centro, è vivamente consigliato dai medici perché riducono lo fregamento e le irritazioni della pelle, assorbono il sudore e prevengono le infezioni.

Infine i guanti: utilissimi perché, oltre a migliorare la presa sul manubrio, in caso di caduta proteggono le mani e durante l’allenamento assorbono il sudore.

 

Kataweb salute

 

 Da visitare:

www.cycling.it il sito per diventare un vero ciclista. Contiene le novità in quanto a biciclette ed accessori. E perfino gli itinerari e i percorsi a seguire per la penisola.

Donne magre che si vedono grasse, perché?

Sei come ti vedi?

Donne belle che si vedono brutte, donne brutte che si vedono belle, ma soprattutto donne magre che si vedono grasse perché?

L’immagine che abbiamo di noi, quella corporea è strettamente legata a molti fattori che con l’estetica hanno ben poco a che fare… sembra strano ma l’immagine che vediamo di noi allo specchio non viene delineata soltanto dal nostro corpo riflesso, ma soprattutto dalla mente.

E’ chiaro che l’immagine corporea non è strettamente legata al peso, ma scaturisce dall’incrocio di molti elementi come le emozioni, i sentimenti, le influenze sociali e culturali.
Allo stesso tempo, il nostro comportamento, le nostre scelte, la nostra vita, sono a loro volta influenzate dalla propria immagine corporea.

Secondo un autorevole medico HILDE BRUCH, l’anoressia e la magrezza estrema sono la dimostrazione che : “l’odio e il disprezzo di sé non siano effettivamente legati all’eccedenza ponderale, ma ad una qualche profonda insoddisfazione interiore….”

Inoltre, è consigliabile evitare gli stereotipi sociali legati alla magrezza e al successo.
Si è sviluppato un ramo della psicologia che studia proprio l’immagine corporea:
La Psicologia Dell’Apparenza“.
Essa, dopo molti studi ed esperimenti, ha messo in luce che tutti, ossia, ognuno di noi rapportandosi a modelli culturali, stereotipi sociali, cede, soccombe, perde la razionalità, arrendendosi ad essi considerandoli obiettivi da raggiungere.

La mente umana è portata a credere, di non riuscire a reggere un confronto con tali assurdi modelli: cresce così l’insoddisfazione corporea e il senso d’inadeguatezza rispetto ad essi.

Una tale situazione emotiva può generare un disturbo di tipo “percettivo” della propria immagine corporea, indipendente dalla forma corporea stessa.

Ovvero, in alcuni casi l’individuo, pur essendo normale, non in sovrappeso, sviluppa una sensazione soggettiva di deformità ed è convinto di essere giudicato dagli altri a causa di questa imperfezione, che lo rende diverso e inferiore.

In casi estremi, il conflitto tra mente e corpo, può dar origine ad un vero e proprio disturbo dell’alimentazione, con conseguente controllo del peso mediante pratiche poco ortodosse, quali il digiuno o le condotte compensative.

Tuttavia senza andare all’estremo,ormai per tutti noi il nostro corpo si è trasformato nel peggior nemico, da combattere con ginnastica digiuni divieti e ogni sorta di privazione
Dunque, la normalità è essere insoddisfatti del proprio corpo, del proprio peso…

Detto ciò, prima di porci obiettivi di dimagrimento insensati, dannosi, che paradossalmente portano all’aumento di peso, poiché non adatti a noi… sviluppiamo un immagine corporea positiva nella mente.

Quando pensiamo a noi stessi valutiamo tutto anche nostre abilità, i nostri successi e quando pensiamo al nostro corpo ricordiamoci e cosa ci permette di fare, ossia, cose straordinari come vedere, ascoltare o avere un figlio…

perdipesosystem.it 

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